Arianna Ravelli e la sfida di raccontare un’Olimpiade

La narrazione dei Giochi ‘di casa’ con la vicedirettrice de ‘La Gazzetta dello Sport’.La giornalista, premio ‘Dardanello’ 2013, coordina un team di 14 inviati: «Le storie sono il cuore dei Giochi: così portiamo la magia olimpica ai lettori»
Dal 6 febbraio 2026 nel cuore della Lombardia e tra le montagne del Veneto e del Trentino-Alto Adige brucia la fiamma olimpica di Milano-Cortina 2026. È cominciato il periodo più emozionante per gli sportivi di tutto il mondo, 17 giorni in cui appassionarsi alle gesta delle delegazioni in gara ed in cui esplorare discipline sportive anche poco note al grande pubblico. Per gli atleti, è il culmine di anni di allenamenti: in molti casi rappresenta la possibilità di cambiare la propria carriera e la propria vita.
Eppure, la grande giostra olimpica non costituisce unicamente il massimo traguardo per gli atleti che sono ammessi a parteciparvi: è anche il grande sogno di ogni giornalista sportivo. Proprio i professionisti dell’informazione, a loro modo, sono artefici della magia a cinque cerchi, tanto quanto gli atleti: perché con il loro racconto amplificano, contestualizzano, scolpiscono nella storia le imprese sportive. In definitiva, rappresentano un autentico filo diretto che aiuta il pubblico a sintonizzarsi con le vibrazioni di chi gareggia e di chi si muove sul palcoscenico agonistico.
A Milano-Cortina 2026 sono attivi tanti professionisti che hanno nel loro percorso la vittoria del premio giornalistico ‘Piero Dardanello’. In particolare, abbiamo deciso di raggiungere Arianna Ravelli, insignita della targa nazionale nel 2013, per farci raccontare la ‘cucina redazionale’ delle Olimpiadi 2026, che arriva dopo un anno estremamente significativo per la sua vita professionale. Nel 2025, infatti, Ravelli è diventata vicedirettrice de ‘La Gazzetta dello Sport’: in 130 anni di storia della testata, è la prima donna a ricoprire questo ruolo.
Cosa rappresenta, per te, questa edizione delle Olimpiadi?
«Ho seguito in tutto sei edizioni delle Olimpiadi, tra estive e invernali. I primi cinque cerchi da giornalista li ho vissuti a Pechino 2008. Questa, però, è la mia prima Olimpiade con il ruolo di vicedirettrice a ‘La Gazzetta dello Sport’, visto che, nelle precedenti edizioni, ero inviata del ‘Corriere della Sera’. Per me è la prima volta come capospedizione: sono operativa in redazione a coordinare la squadra di 14 inviati che abbiamo sul campo, compresi due videomakers. Fanno tutti riferimento a me poi, insieme al direttore Stefano Barigelli, analizziamo i vari argomenti».
Come stai affrontando questo impegno con la redazione?
«Proponiamo una copertura ‘live’ sul sito Gazzetta.it, con numerosi colleghi in redazione (anche esclusivamente dedicati) che raccolgono i contributi degli inviati e creano i contenuti con la cronaca delle gare, il tutto in tempo quasi reale. Poi le varie firme mandano, oltre a risultati e gesta sportive, le storie degli atleti, in particolare degli Azzurri, e le curiosità che emergono nel contesto del villaggio olimpico, come episodi curiosi, personaggi, racconti ‘di colore’. Del resto le storie olimpiche sono il ‘succo’ delle Olimpiadi ed ogni prestazione sportiva è caratterizzata da ciò che la circonda, da quello che l’ha preceduta, dalla vita personale oltre che dal percorso dell’atleta. Anche in questi primi giorni di Olimpiadi ne sono emerse tante, ad esempio l’oro di Francesca Lollobrigida e la sua intervista con il figlio in braccio, l’atleta dello Skeleton con il casco dedicato alle vittime della guerra e il provvedimento del Cio, la coppia del curling Costantini-Mosaner, il doppio oro di Brignone dopo l’infortunio. Mille storie che raggiungono una platea e una risonanza mondiale. La copertura è significativa anche sul giornale: vengono dedicate dalle 12 alle 14 pagine, a seconda dei giorni e dei risultati. È la dimostrazione di quanto il nostro sguardo sullo sport sia ampio e trasversale».
Quali sono le peculiarità di Milano-Cortina 2026 - la prima Olimpiade ‘diffusa’, territorialmente parlando - sul piano giornalistico?
«L’Olimpiade invernale generalmente ha una risonanza minore rispetto a quella estiva, con sport meno popolari. Questo fa sì che, in molti casi, sia necessario proporre approfondimenti specifici per i singoli sport, spiegare le regole, dare informazioni base anche dal punto di vista tecnico per consentire al pubblico di orientarsi nel seguire le gare, dal regolamento alle caratteristiche dell’attrezzatura. Sicuramente, in questa edizione, pesa moltissimo il fattore del ‘giochiamo in casa’: l’Italia è sotto gli occhi del mondo e vogliamo vedere come ‘regge’ questa manifestazione, che immagine riuscirà a consegnare. Questo è, di per sé, un fatto che rende Milano-Cortina 2026 estremamente interessante e, certo, memorabile dal punto di vista del tifo».
Come stanno rispondendo i milanesi alla presenza in città di questo evento irripetibile? Prima della cerimonia inaugurale, alcuni commentatori avevano rilevato una scarsa atmosfera olimpica sotto la Madonnina.
«A dieci giorni dall’inizio delle Olimpiadi, lo avevo scritto anch’io: Milano era ‘distratta’. E’ ovviamente una grande città, abituata ad ospitare eventi di livello internazionale ed europeo. Adesso, però, mi sento di dire che la magia olimpica è scattata in pieno ed anche la gente avverte questa vibrazione. C’è di positivo che, rispetto ad altre edizioni concentrate su una singola città, ora è tutto molto dislocato, quindi non c’è il peso del traffico che usualmente si concentra in un’area più ristretta: è tutto abbastanza gestibile con minor disagio per le persone».
Infine, come hai vissuto la nomina a vicedirettrice della ‘Gazzetta’, prima donna in 130 anni di storia della testata a ricoprire questo ruolo?
«È stato un grande onore, di cui devo ringraziare il presidente di RCS Media Group (il gruppo editoriale a cui fanno capo, tra gli altri, il ‘Corriere della Sera’ e ‘La Gazzetta dello Sport’, ndr), Urbano Cairo, e il direttore del quotidiano, Stefano Barigelli. Questo nuovo ruolo è una grande responsabilità ed ha determinato un ulteriore, forte cambiamento nella mia vita professionale. Dopo vent’anni in un giornale generalista come il ‘Corsera’, arrivare in un quotidiano sportivo è stata una vera rivoluzione, ed è accaduto relativamente poco tempo prima della vicedirezione. Adesso devo affrontare una nuova sfida: impegnativa, ma estremamente stimolante».


