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Sport ed educazione: l’associazione ‘Dardanello’ a Didacta

Sport ed educazione: l’associazione ‘Dardanello’ a Didacta

Il sodalizio intitolato allo storico direttore di ‘Tuttosport’ presenterà le proprie attività. L’11 marzo la realtà monregalese sarà presente alla manifestazione dedicata a scuola e formazione, con il giornalista e direttore della Fondazione SIT, Andrea Schiavon

Nel corso della sua attività, l’associazione culturale ‘Piero Dardanello’ ha portato avanti un’attenta riflessione sul modo migliore per custodire il ricordo e il lascito professionale di una mente che ha influenzato profondamente il racconto dello sport degli ultimi cinquant’anni del Novecento. Perpetuare la tradizione del buon giornalismo, premiando i giovani più talentuosi, ha costituito un primo passo. Il secondo è stato rintracciare la vocazione e accendere la passione nelle giovani generazioni: lo si è fatto con un concorso dedicato, ’Dardanello Giovani’, e con una serie di incontri nelle scuole e sul territorio. Il cartellone del ‘Dardanello Incontra’ ha portato alunni di tutte le età a contatto con sportivi ed autori di primo piano. Il terzo passaggio non poteva che coincidere con la formazione delle giovani generazioni all’informazione contemporanea, sempre più complessa e ramificata, in un mondo bulimico di contenuti. Un grande oceano multimediale, in cui i confini tra vero e falso si fanno sempre più labili. È nato così il progetto ‘A scuola di giornalismo con Piero Dardanello’, rivolto agli studenti delle secondarie di primo grado della Provincia di Cuneo, e non solo.

 

Insomma, quella del ‘Dardanello’ è un’esperienza che vale la pena condividere e divulgare: ecco perché, quest’anno, l’associazione inaugura le attività istituzionali con la presenza a Didacta Italia, la fiera più significativa a livello nazionale dedicata al settore della scuola e della formazione, in programma a Firenze dall’11 al 13 marzo. Un’opportunità che si concretizza grazie alla collaborazione con ‘La Lucerna’, storica azienda cuneese attiva nel settore della didattica. Sarà l’occasione per ripercorrere il percorso compiuto con l’intervento di un esperto in materia. Si tratta di Andrea Schiavon, direttore della Fondazione ‘Sport Inclusione Talento’, giornalista di lungo corso ed autore del libro ‘Prima di vincere - Quello che ci insegna la nuova atletica italiana’ (Add Editore). Un testo che sarà al centro di un panel dedicato a spunti laboratoriali per i docenti, evidenziando la valenza didattica del giornalismo e dello sport come casi di studio; esperienza che avrà un prosieguo, nelle prossime settimane, con un nuovo ‘Dardanello Incontra’ che si svolgerà nel Monregalese.

 

«Il libro sull’atletica – sottolinea Andrea Schiavon - è quello più attinente alla mia storia professionale: per me parlare di sport è naturale, avendo fatto per 15 anni il redattore a ‘Tuttosport’. Ho osservato che, dopo aver visto nascere icone come Sara Simeoni e Pietro Mennea, per anni l’atletica italiana è sostanzialmente diventata invisibile al grande pubblico. Poi, alle Olimpiadi di Tokyo 2020, la Nazionale ha conquistato cinque medaglie d’oro, una cosa mai accaduta prima. È interessante, quindi, chiedersi come ci siamo arrivati, cosa abbiano rappresentato per il movimento quei successi. ‘Prima di vincere’ si concentra sulle storie degli atleti azzurri prima della vittoria: si scoprono tratti comuni, in cui vincere rappresenta una svolta che porta all’esposizione ed alla notorietà. Tuttavia, quello che maggiormente lascia il segno, è il cammino che ha condotto sino a quel punto. Non è la medaglia a determinare le attitudini, la concezione del mondo e della vita di un atleta, ma un percorso che in alcuni casi comincia fin dall’infanzia, come nel caso di Nadia Battocletti e Larissa Iapichino. Sono particolarmente legato all’ultimo capitolo, che si sofferma, in particolare, sul contributo che è giunto all’atletica italiana dai ragazzi e dalle ragazze provenienti da contesti familiari segnati da esperienze migratorie».

 

Nel suo libro evidenzia il fatto che, nell’atletica, tutti possano essere valorizzati, ciascuno con le proprie caratteristiche.

«Dal punto di vista fisico, l’atletica è interessante perché ogni singola specialità può esaltare, in modo positivo, le caratteristiche di ognuno: tutti possono trovare il giusto spazio. Tornando al tema dei nuovi italiani, è uno sport in cui strutturalmente sono pressoché assenti episodi di razzismo. Da un lato perché, nella storia dell’atletica, sono stati sempre valorizzati gli atleti provenienti dal continente africano. Anzi si verifica spesso una specie di ‘sudditanza’ alla rovescia: vengono visti come irraggiungibili. L’assenza di contatto e il carattere di prestazione individuale in questo sport, inoltre, disinnescano rabbia e reazioni scomposte da parte dei tifosi più viscerali».

 

Partendo dall’esperienza dell’associazione ‘Dardanello’, in che modo sport e giornalismo possono rappresentare una chiave educativa in classe?

«Il focus dell’attività laboratoriale rivolta ai docenti che svolgeremo a Didacta - e, successivamente, al ‘Dardanello Incontra’ nelle scuole del Monregalese - sarà abbozzare un progetto di ‘giornale-scuola’, dando vita ad un’esercitazione a partire da una notizia di cronaca sportiva. Un modo estremamente significativo per apprezzare come, da una pagina di giornale, si possa partire per lavorare su importanti messaggi e trarre lezioni valoriali di peso. Ecco, quindi, che l’informazione diventa essa stessa strumento di formazione e apprendimento».

 

C’è qualche storia che racconta in ‘Prima di vincere’ che ritiene più significativa delle altre e merita, dunque, una citazione ulteriore?

«Sono molto affezionato a tutte le storie di questo libro, non faccio gerarchie: posso, però, citarne due che si discostano dal paradigma che sembra accomunare le altre. Intanto, quella legata alla ‘costruzione’ della staffetta 4x100 perché è un racconto che, oltre ad avere la forza evocativa del gioco di squadra e del passaggio di testimone, rappresenta una bella lezione sul lavoro collettivo. Senza dimenticare il caso dell’attuale direttore tecnico delle squadre nazionali Fidal, il professor Antonio La Torre. Si tratta del percorso di un lavoratore del settore metalmeccanico, figlio di immigrati pugliesi a Milano, che ha frequentato le scuole serali per diplomarsi, ha poi svolto la professione di insegnante alle Superiori e, oggi, è docente alla Statale di Milano».

 

Quali sono i progetti della Fondazione ‘Sport Inclusione Talento’?

«Ci occupiamo di sviluppare dei progetti educativi che utilizzino lo sport per veicolare importanti valori e lezioni di vita: dai doposcuola a incontri con testimonial e professionisti, la Fondazione ‘Sport Inclusione Talento’ lavora per divulgare varie tematiche, dalla corretta alimentazione al contrasto al bullismo, dalla cultura della cittadinanza ai modelli di ispirazione e orientamento per il futuro dei più giovani».